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21 Giu 2015

Una bocca per parlare e due orecchie per ascoltare! La lotta delle donne di S.Elia per il centro di aggregazione sociale

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ape-innovativadi Franco Meloni, direttore Aladinews

Massimo Zedda, il Sindaco di Cagliari, ci deve essere rimasto molto male alla notizia che le donne di Sant’Elia, organizzate nell’associazione culturale S.Elia Viva, abbiano accusato la sua amministrazione di disinteressarsi dei problemi del quartiere. Andatevi a vedere e ad ascoltare i video-servizi de L’Unione Sarda e di CagliariPad, ripresi dalla nostra News, per rendervi conto di quanto siano pesanti le rimostranze di queste cittadine.
lungomare s.elia aladinewsMa come? - avrà pensato il Sindaco – e il lungomare, che è costato qualche milione di euro alle casse del Comune, non è nulla? Non è ancora finito, ma già in buona parte può essere fruito. Ci stiamo lavorando per completarlo. E poi abbiamo già mandato in appalto il porticciolo. Quello sì che sarà una vera figata!… Che ingrate queste donne di S.Elia!
E, invece, diciamo noi, hanno pienamente ragione. Non disconoscono certo la bontà e la bellezza di quelle realizzazioni e dei progetti in itinere, ma loro, vivono la quotidianità dei problemi della gente del quartiere, che sono di “poco conto”: la disoccupazione, la disgregazione sociale che colpisce soprattutto i giovani e che si appalesa per esempio con la dispersione scolastica o con il fenomeno dei NEET (ragazzi che non studiano e che non lavorano), la violenza che ancora si esercita nei confronti delle donne, l’abbandono degli anziani… A fronte di questi problemi di “poco conto” ha voglia di dire il Sindaco che in larga parte non sono di competenza dell’amministrazione comunale. E no, caro Sindaco, tu te ne devi far carico, eccome! Agendo con le tue attuali competenze (che non sono affatto minori o residuali) e attivando le competenze delle altre Istituzioni e anche dei privati, imprese e terzo settore. Restando alle Istituzioni, i compartimenti stagni che caratterizzano il loro modo di operare (o anche di non operare) è quanto mai pernicioso per gli interessi della Comunità che rappresenti al massimo livello. E tu, poco te ne curi e poco ti preoccupi! Ma torniamo ai problemi di Sant’Elia. selia 1 Le donne del quartiere hanno le idee chiarissime su quali siano le emergenze sociali, e le hanno anche nell’individuare una serie di rimedi, che certo non costituiscono “ricette” risolutive, ma che hanno la credibilità del successo di chi le mette in pratica. E che pertanto le induce a proporre con forza. La prima cosa da fare è rimettere in funzione il circuito virtuoso della partecipazione democratica. Come? Fornendo alla gente spazi e strumenti di partecipazione, di autorganizzazione. Ecco perchè la gente ti ha chiesto di aprire un “centro civico” o “centro di aggregazione sociale”, chiamiamolo come ci pare, utilizzando il vecchio asilo, modificando a questo fine i ventilati diversi (nel senso di contrari) progetti del Comune, di cui la gente del quartiere poco sa (e che avrebbe invece diritto di conoscere e di avere al riguardo voce in capitolo). Da li si inizia, perchè aveva ragione don Vasco Paradisi (il parroco di S.Elia della stagione delle lotte sociali degli anni 70), quando affermava che “solo il popolo salva il popolo”. Proprio riferendoci a quel periodo crediamo che solo la gente organizzata in comitati e associazioni determina una qualità di vita sociale accettabile. Infatti quando i movimenti di base furono sconfitti e annientati il quartiere ripiombò nella disgregazione. Riferendoci ai citati anni 70, emblematica fu la sconfitta e il conseguente scioglimento del Comitato di quartiere, ben descritta nelle sue conseguenze da Umberto Allegretti, che fu un animatore di quelle lotte: la fine del Comitato… “comportò un regresso ancora oggi non superato della organizzazione e della stessa coscienza politica del quartiere…” .
sp is mirrionis 20 giu 15. Torneremo ovviamente su tutte queste questioni. Per ora siamo veramente grati alle donne di Sant’Elia perchè quelle lotte, di cui furono forse protagonisti i loro genitori, le hanno nel sangue e le ripropongono a partire dalla situazione odierna del loro quartiere a tutta la città. E’ pertanto naturale che alla loro lotta si colleghi con immediatezza la “vertenza della Scuola Popolare di Is Mirrionis”, che persegue le medesime finalità. Al Sindaco, alla sua amministrazione e a tutta la classe politica, ma anche a noi, ricordiamo una frase, attribuita al filosofo greco Epitteto: “Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà”.
Se hanno (e abbiamo) l’umiltà di ascoltare (nel nostro caso le donne di S.Elia) e tradurre in pratica quanto ci viene detto, potremo sicuramente essere meno pessimisti.

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Sul fenomeno drammatico della dispersione scolastica siamo più volte intervenuti. In questa sede ci piace richiamare un buon progetto in attuazione in 6 regioni italiane (ma non in Sardegna) che tra l’altro si base sulla rete di centri di aggregazione sparsi sul territorio. Per noi questi centri sono esattamente quelli che richiediamo per S.Elia, per Is Mirrionis e per gli altri quartieri della città.

Frequenza200-logo-IntervitaFREQUENZA200. Il progetto prevede l’avvio di un “centro civico” in ognuna delle prime tre città identificate con il supporto e la collaborazione dei partner locali (associazioni del Terzo settore) che sarà operativo 5 pomeriggi alla settimana con attività educative condivise con le istituzioni del territorio, in particolare la scuola dell’obbligo e i servizi sociali. I percorsi educativi verranno realizzati in attività di supporto scolastico e relazionale a favore dei minori coinvolti, parallelamente saranno coinvolte le famiglie dei minori con azioni di counseling e rinforzo delle competenze genitoriali. Le scuole saranno coinvolte con attività di formazione degli insegnanti, per creare un’equipe d’intervento omogenea verso i beneficiari.

7 Giu 2015

Riprendiamoci la Scuola Popolare di Is Mirrionis

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Riprendiamoci la Scuola Popolare!
sp 10 mag 2015 per aladinIl punto sulla “vertenza Scuola Popolare”
di Franco Meloni e Marco Mameli, su Aladinews
Come si sa, sull’esperienza della Scuola Popolare realizzata dal 1971 al 1976 (poi proseguita come Comitato di quartiere e Circolo culturale fino agli anni 90) stiamo “costruendo” un libro che si baserà soprattutto sulle testimonianze-racconti degli ex alunni e degli ex docenti che l’hanno vissuta. Abbiamo chiesto a Ottavio Olita di coordinare il lavoro redazionale.
Quanto alla “vertenza Scuola Popolare”, siamo esattamente al punto di partenza, salvo una serie di approfondimenti che abbiamo fatto sui comportamenti delle due istituzioni coinvolte (il Comune di Cagliari e l’Azienda Area). Le nostre richieste (del Circolo Gramsci e di tutti coloro – ex alunni e ex docenti in primis – che sostengono l’iniziativa) sono 1) ricuperare lo stabile ex centro sociale che fu sede della Scuola Popolare, riqualificarlo a moderni standard come centro di aggregazione sociale (a carico dell’Azienda Area); 2) presa in carico dello stabile risanato da parte del Comune (Area glielo trasferirebbe in proprietà a gratis) con cessione successiva per la sua gestione a un pool di associazioni di base in grado di garantire le attività sociali; 3) intitolazione della piazzetta, attualmente denominata “prolungamento via Is Mirrionis” alla Scuola Popolare dei Lavoratori, a memoria di un’esperienza esemplare, da replicare, mutatis mutandis, rispetto alle esigenze di oggi (contrasto alla disgregazione sociale e alla dispersione scolastica; alleanza virtuosa tra generazioni per affrontare i problemi di oggi, etc)
Il Comune finora non ha preso in considerazione le nostre richieste, anzi… ha scoraggiato l’iniziativa di alcuni consiglieri (Francesca Ghirra e Enrico Lobina in primis, ma anche altri consiglieri che hanno firmato una mozione di appoggio al movimento, poi inspiegabilmente – si fa per dire – ritirata). Si sostiene che quell’edificio verrà destinato a 4 case per disabili. Abbiamo scoperto, dalla delibera che Area ha finalmente reso nota dopo la nostra istanza di accesso civico, che quel progetto è allo stato privo di finanziamento per la parte più consistente (circa l’80%) e comunque se anche si recuperassero i denari per realizzarlo, chiediamo che lo si faccia in altra area, sappiamo infatti che nel quartiere vi sono molte aree libere o edifici da risanare, di proprietà pubblica, che meglio potrebbero rispondere alle esigenze abitative dei disabili senza metterle in opposizione a quelle dei centri di aggregazione sociale. Il Comune ha fatto anche peggio: ha escluso, almeno allo stato, l’edificio ex Scuola popolare (di proprietà di Area) dalle Azioni ITI (Interventi Territoriali Integrati) che proprio per il quartiere di Is Mirrionis verranno finanziati in misura importante sulla programmazione dei fondi POR 2014-2020 (si parla di 10 milioni di euro, anche se la cifra dipende dalla negoziazione della Regione con la Commissione Europea, tuttora solo parzialmente definita).
Che dire allora? La situazione va chiarendosi in tutti gli aspetti, rafforzando la nostra determinazione di andare avanti con la “vertenza”, con gli obbiettivi sopra descritti, coinvolgendo in tutti i modi la popolazione del quartiere e della città nella pratica della democrazia partecipativa.
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Per correlazione con il progetto di intervento sul quartiere di Is Mirrionis, riportiamo un breve resoconto dell’interessante intervista fatta a Renzo Piano dal giornalista Francesco Merlo, per la parte riguardante le periferie urbane. L’intervista è interamente disponibile sul sito de La Repubblica (a cura di Piera Matteucci).

Periferie come futuro. Ma non è solo il cuore delle città a custodire la bellezza. Sono le periferie, per Piano, le parti delle aree metropolitane in cui c’è più spazio per cercare e dare spazio al futuro: “A me, come genovese, non fa paura il futuro – dice l’architetto -. È l’unico luogo dove si può andare” e “si deve smettere di associare al termine periferia un aggettivo negativo. Nelle periferie vive la maggior parte dei cittadini e sono questi i luoghi del futuro, vivi più che mai. Ci si preoccupa di salvare i centri storici, anche troppo. A volte sono mummificati”. Bisogna guardare alle periferie, insiste Piano, come bacini fecondi da cui trarre e in cui creare bellezza: “Lo scorso anno, agli esami di Maturità, sono stato felice che un terzo dei ragazzi ha scelto il tema sul rammendo delle periferie. Sono queste le parti della città che godono della bellezza senza la quale sono state costruite. Salvare i cuori delle città è stato difficile, ma più facile, perché sono fotogenici. Per le periferie ci vuole maggiore energia”. Per questo l’architetto spinge i giovani a guardare alle aree più periferiche e a diventare ‘architetti condotti’, al servizio della gente: “Essere architetto condotto, come accade per il medico condotto, ti insegna una cosa importantissima: l’arte di ascoltare la gente e di trovare l’ispirazione”.
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* tratto da La Repubblica delle idee, Genova 4-7 giugno 2015. Intervista a Renzo Piano su La Repubblica
Renzo Piano a Genova 5 giug 15
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Ecco il link dove trovare tutti gli articoli sulla Scuola Popolare di Is Mirrionis pubblicati su Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?s=scuola+popolare+di+is+mirrionis&paged=2

16 Mar 2015

Salviamo la Sardegna!

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Candu si pesat su ‘entu est pretzisu bentualare di Salvatore Cubeddu (da Aladinews)
La ricerca di unità tra i parlamentari sardi a proposito di “salviamo la Sardegna!” (*) è un messaggio importante. Anche quella della solidarietà di taluni parlamentari italiani. Sappiamo farci anche degli amici, in Italia: basta sapere fino a dove e fino a quando intendano seguirci. Parliamone, anche per sfuggire a notizie meno consolanti: si concentra a Cagliari la sovrintendenza archeologia che a Sassari è stata cancellata, a Nuoro manca l’acqua da dieci giorni, i sindacalisti chimici insistono a chiedere all’Eni e al governo di riempirci di cardi le pianure. Visto che si scrive del maialetto sardo che non sarà protagonista all’Expò, paula majora canamus, parliamo di cose più serie.
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«La Sardegna è trattata dal Governo come se fosse un’isola dispersa e tagliata fuori da tutti i piani strategici. L’isola non può essere più una terra di confine abbandonata al suo destino». Parlano i nostri parlamentari, sapendo quanto sia stato finora inutile il loro voto presso il Parlamento. Chiedono che finisca quello per cui la Sardegna esiste per l’Italia: sfruttamento e/o abbandono. Sono i caratteri delle terre colonizzate o, se lo si preferisce, di quelle ‘dipendenti’ e ‘subordinate’.

Con i Piemontesi (per stare agli ultimi tre secoli) e poi con l’Italia si è trattato di una situazione costante. Come ciclica è la reazione unificatrice dei nostri rappresentanti. Nel 1860 Giuseppe Mazzini parlava dei sardi come “ … un Popolo infelice, povero, abbandonato, al quale la fedeltà al Regno non ha fruttato che ingratitudine …”. Voglio solo ricordare che ‘l’Unione Sarda’ nasce nel 1875 come concorde associazione di parlamentari e movimento di popolo per portare a termine la ferrovia e, solo dopo, quel titolo fu esteso al giornale che i promotori di quel movimento fondarono e che ancora conosciamo. L’unione rappresenta il minimo comune denominatore della presenza dei sardi in Parlamento. Necessaria, ma non sufficiente.

Funzionò per ottenere leggi speciali per la Sardegna, allorchè dei parlamentari sardi influenti a Roma utilizzarono il costante malcontento dei loro concittadini per ottenere impegni da parte dello Stato. Francesco Cocco – Ortu inventò le leggi speciali (nel 1897 e nel 1907), con effetti limitati, che mantennero una certa efficacia solo quando lui stesso era ministro: la diga del Tirso rappresenta la realizzazione maggiore di un impegno iniziato trent’anni prima della sua conclusione.

La ‘legge del miliardo’ servì a Mussolini per non raffreddare troppo presto l’illusione dei sardo – fascisti, in modo che l’ulteriore loro ‘rinuncia al Regno’ ne fosse valsa la pena. Le realizzazioni fasciste in Sardegna trovarono in Carbonia il massimo del carico finanziario e della realizzazione dell’‘utopia’ sociale e urbanistica del regime.

I primi sardisti che entrarono nel Parlamento italiano reagirono al modo di grillini d’antan. Umberto Cao, docente universitario, uno dei primi teorici dell’autonomia sarda, eletto nel 1921, pose al congresso di Nuoro (il 28 ottobre 1922) la questione della presenza dei quattro deputati sardisti nel Parlamento italiano: “… i sei mesi che si passano a Roma non parranno sprecati in confronto all’opera di organizzazione che si potrebbe e dovrebbe fare nella massa dei sardi? I quattro perduti nella folla di più di 500 energumeni – di là del Mediterraneo silenzioso – non possono mettere a profitto quella energia che nel paese certo sarebbe più efficacemente impiegata?”.

Il Piano di Rinascita, nella versione L. 588/1962 e L. 268/1974, ha avuto in gestazione l’elaborazione tradita della prima giunta regionale DC – PSd’A e pure dei suoi antagonisti del Congresso del lavoro del 1950. Anche in questi casi – come nell’ultima parte dell’Ottocento – la protesta organizzata si è intersecata variamente con la vicenda della crisi agraria, con l’emigrazione e con il banditismo.
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In questa storia di attese, lotte e delusioni si rileva una costante ed una eccezione. Costante è l’attesa e la pretesa che sia lo Stato a creare posti di lavoro, soprattutto a partire dalla fondazione della Repubblica. L’eccezione è la vicenda degli ex-combattenti e del primo sardismo, quando lo sviluppo della Sardegna viene affidato, insieme alle opere pubbliche, alla diffusione delle cooperative dei pastori e dei contadini, quelle che il fascismo, ormai senza sardismo, fece smobilitare per favorire i caseari romani. Forse si trattò dell’ultimo tentativo autoctono di un ceto produttivo e borghese sardo.

E’ ora? La situazione si ripresenta drammatica, il documento dei parlamentari ne è consapevole. Vorremmo chiedere loro di osservare le impressionanti analogie di quanto loro descrivono con quanto avvenuto nel nostro Ottocento, con il peso delle troppe esperienze negative che ora ci condizionano scoraggiandoci.

Chiediamo al Governo di intervenire subito per far fronte all’emergenza non con la solita assistenza ma con progetti e investimenti”, chiedono di nuovo oggi i parlamentari sardi. Visto che anche noi intendiamo collaborare con l’interessante nuovo raggruppamento unitario dei parlamentari, ci permettiamo di rivolgere loro alcuni interrogativi collegati alle relative osservazioni.

1. In Sardegna continuano a scorrazzare avventurieri dell’energia di ogni parte e tipo – in diretto contatto con i ministeri romani – che provocano la reazione delle istituzioni locali e delle comunità senza che si riveli una efficace contrapposizione delle istituzioni regionali e della rappresentanza parlamentare. Perché una legge costituzionale (il nuovo Statuto sardo) non sostituisce lo sforzo immane della nostra gente che difende il proprio territorio?

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2. Da tempo in Italia non operano le Partecipazioni Statali: com’è che vi aspettate degli investimenti pubblici diretti? L’unica proposta possibile è quella derivata dalla logistica militare per il Salto di Quirra, che il governo ha però destinato altrove. A quali progetti, allora, vi riferite? Al momento siamo a conoscenza dei piani per il Sassarese e per il Sulcis: Matrica e Mossi- Ghisolfi, che occuperebbero il territorio agricolo dopo aver ben remunerato i proprietari dei terreni. Sindacati chimici e politici dei due territori vendono la cosa come fatta. La giunta Pigliaru, sulle canne del Sulcis e sul cardo di Sassari, pare stia solo aspettando che si calmino le acque. E’ immediatamente comprensibile a chiunque viva in Sardegna che tale follia economica e sociale scatenerebbe reazioni assolutamente prevedibili in un materiale evidentemente infiammabile. E’ questo l’obiettivo per il quale dovrebbero combattere i sardi uniti? Per avere negata anche la speranza di una prospera agricoltura e vedere nuovamente devastato il proprio territorio dalla monocoltura del biofuel?

3. Affermate: “E chiediamo anche ai presidenti dei due rami del Parlamento di portare la nostra vertenza nelle sedi più alte, non per avere privilegi ma diritti”. I nostri lo scrivevano anche nell’800, rivolgendosi al Re, con gli esiti che sappiamo. In Sardegna lo si fa costantemente, con i presidenti della Repubblica e con i Papi. Solo la perdita di memoria e l’ingenuità possono spiegare tale ricorrente e umiliante pietismo. Cari amici Parlamentari: ma ci credete sul serio che l’aiuto che chiedete per i casi della Sardegna, quasi sempre reso vano nei 150 anni di ‘italianità’, lo possiamo ottenere con atteggiamenti da ancien regime? Si può capire – ma rattrista – che degli operai disperati si rivolgano alla pietà delle istituzioni, ma non coloro che si sono assunti l’onore e il dovere di rappresentare i diritti del nostro popolo con intelligenza e saggezza, ma pure con senso della dignità. Dunque: se vogliamo farla, questa battaglia, facciamola sul serio, consapevoli di trovarci di fronte a un avversario che da tempo promette e non mantiene, blandisce e castiga, afferma e non realizza. Voi dovreste ben conoscerli, visto che li avete anche in Parlamento. Non c’è più spazio per la delega e per il lamento. Pensiamoci bene: quello che vi proponete è importante e doveroso, vi fa onore e spinge ogni sardo onesto a seguirvi. Candu si pesat su ‘entu est pretzisu bentualare. Poi il vento si spegne. La storia procede. E’ successo troppe volte!

4. La Sardegna è già in fiamme, si levano tanti piccoli fuochi. Non c’è stato mattino della scorsa settimana che, da via Roma a viale Trento, non siano sfilati operai senza lavoro e/o senza stipendio, mamme con bambini e maestri che difendono le scuole, sindaci che gridano per la propri acqua, studenti che continuano a invocare scuole ‘non di classe’. Pigliaru non è da invidiare. Ma non è lì per sostituire i ragionieri e controllare i conti “per conto” di Roma. Non è un presidente di una regione qualsiasi, ha accettato di fare il capo di un Popolo. Oggi siamo costretti a decidere un progetto per la Sardegna del futuro. E’ obbligatorio averla, questa idea. O no?

5. Infine. Cari amici parlamentari: tra qualche mese ricorderemo ‘sa die de sa Sardigna’. Se non abbiamo capito male, chiedete ai Sardi di riconquistare quello spirito, quel coraggio, quel metodo.
I Sardi dovranno capire che il divenir prosperi, felici, ricchi, non dipende che da loro medesimi, che se non vorranno divenirlo è tutta colpa propria”. L’affermazione è di Federico Fenu, teologo, nella pubblicazione: La Sardegna e la fusione del suo regime col sardo continentale, Cagliari, 1848. Sì, la data è quella giusta: 1848!

15 marzo 2015

(*) Il video della conferenza stampa di presentazione della mozione dei parlamentari sardi
(°°) Il testo della mozione sul sito della Camera dei Deputati (primo firmatario Roberto Cappelli).
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Sciola Serdiana
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Sardegna-bomeluzo22
- L’articolo di Salvatore Cubeddu viene pubblicato anche sui siti di FondazioneSardinia, Vitobiolchini, Tramasdeamistade, Madrigopolis, Sportello Formaparis, Tottusinpari e sui blog EnricoLobina e RobertoSerra, SardegnaSoprattutto.
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25 Feb 2015

Università della Sardegna. SardegnaOggi intervista Giorgio Massacci candidato a Rettore Unica

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La sfida di Massacci: “Con me Cagliari città universitaria e con Sassari dobbiamo unirci” -
Intervista di SardegnaOggi
Giorgio Massaci, foto di SardegnaOggi
La sfida di Massacci: “Con me Cagliari città universitaria e con Sassari dobbiamo unirci” –
In corsa per il timone dell’Università, l’ex preside di Ingegneria allunga lo sguardo oltre i confini cittadini. “Unità con Sassari, in gioco c’è il diritto allo studio dei sardi. Da rettore voglio far diventare Cagliari una vera città universitaria”.

CAGLIARI – Un ‘patto’ tra i due Atenei sardi per rintuzzare il calo costante di iscrizioni – che equivale a tagli da infarto alla voce ‘fondi ministeriali’ – e poter tessere rapporti per creare lauree congiunte con università italiane e europee. Con un ‘margine di manovra’ tale da abbracciare ogni settore dell’Ateneo, per farlo marciare spedito. Si può riassumere così l’obbiettivo di Giorgio Massacci: 60 anni, l’ex preside del dipartimento di Ingegneria e professore ordinario di Sicurezza del lavoro e Difesa ambientale, corre per la carica di rettore. “Metto a disposizione le competenze maturate in tanti anni, riuscirò a definire molte azioni concrete”. Tra i ‘programmi’ di Massacci spiccano anche “le interazioni con Regione e Comune, per far sì che Cagliari possa operare come vera città universitaria”. Per questo “serve un buon rettore, che sappia relazionarsi con tutti”.

Domanda secca e scontata: perchè si è candidato?

“Voglio mettere a disposizione dell’Ateneo le mie tante competenze, per una gestione a 360 gradi. Dalla relazione con le persone alla capacità di analisi dei dati, passi utili per definire azioni concrete. L’università vive la pericolosissima criticità della riduzione progressiva, a ritmi del 5 per cento all’anno dal 2007 a oggi, degli studenti che si iscrivono. Stiamo sprofondando verso una inferiorità istituzionale, perchè arrivano meno fondi e diventa difficile offrire percorsi formativi di qualità”.

Bene. Cioè, male. La sua ricetta?

“E’ in gioco il diritto allo studio dei sardi. Farò sinergia con l’Ateneo sassarese, per creare corsi di alto livello e non far più scappare via gli studenti. I diciannovenni si sentono minacciati dalla loro stessa età, sono scoraggiati. Pensano che le lauree prese in Sardegna non servano a nulla, quando invece sono di alto profilo. Da rettore interagirò con le scuole per fare formazione agli insegnanti, garantirò la teledidattica, l’apprendimento orizzontale e il problem solving. Mi impegnerò anche per creare canali collaborativi con gli Atenei italiani e esteri, per possibili lauree congiunte”.

Impossibile non rimarcare il passaggio del ‘Cagliari e Sassari unite’…

“Per garantire il diritto allo studio di tutti i sardi, è una battaglia che si può vincere solo se si uniscono le forze. Con Sassari non dobbiamo più contenderci gli studenti, se vincerò creerò le giuste sinergie per aumentare il numero di iscritti in entrambi gli Atenei”.

Tre candidati su cinque arrivano da Ingegneria. Non potevate trovare un accordo?

“E su cosa? Certo, siamo in tre, ma con caratteri, modi di fare e profili differenti. Il confronto è tra cinque docenti che si sono candidati, ma l’Ateneo si dovrà dare un buon rettore, che non dovrà essere eletto in base ad accordi di blocchi”.

L’arrivo ‘a due’ alla terza votazione è un fatto scontato. Se tra quei due lei non ci sarà, chi sosterrà?

“E’ un’ipotesi alla quale non penso minimamente. Per un semplicissimo motivo, i voti non devono essere spostati a pacchetti, come accade, forse anche giustamente, in Parlamento”.

Massacci, un giudizio sui sei anni del rettore uscente Giovanni Melis?

“Lascia una situazione nel complesso positiva, non bisogna però pensare che il nuovo rettore debba disfare quanto fatto dal suo predecessore. Siamo, fortunatamente, tra gli Atenei virtuosi per quanto riguarda la situazione economica ma negli ultimi sei anni abbiamo sofferto per le relazioni con numerose realtà”.

A proposito di relazioni: il rettore deve dialogare soprattutto con le istituzioni.

“Giustissimo, e a prescindere dal colore politico. La Sardegna soffre maggiormente rispetto al resto del Sud Italia, a causa di tutta una serie di limitazioni. Dovremo riprendere lo spirito di iniziativa, ne abbiamo le capacità”.

Come ‘disegna’ il rapporto tra Ateneo e città?

“Farò in modo che Cagliari possa operare come una vera città universitaria, per questo interagirò con il Comune per fare in modo che ci sia maggior dialogo e più servizi agli studenti. Stesso discorso per quanto riguarda l’Ersu. Il risultato di queste azioni determinerà una fertilizzazione incrociata tra tutti i soggetti”.

24 Feb 2015

Università della Sardegna. Si confrontano gli aspiranti Rettori Unica

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L’Unione Sarda
Cronaca di Cagliari (Pagina 14 – Edizione CA)
Aspiranti rettori, ecco il confronto
Ieri mattina il forum dei cinque candidati con i cronisti nella sede de L’Unione Sarda
I cinque candidati alla carica di rettore dell’Università di Cagliari ieri mattina hanno partecipato a un forum nella sede de L’Unione Sarda. Maria del Zompo, Paola Piras, Giacomo Cao, Luigi Raffo e Giorgio Massacci hanno risposto alle domande di Maria Francesca Chiappe, Paolo Carta e Marco Noce.
Il primo turno di elezioni è fissato per il 9 marzo, venerdì 20 il secondo, eventuale ballottaggio il 25 marzo.
– segue – Continua con la lettura »

20 Feb 2015

Oggi 20 febbraio. Scenari per il recupero dell’ex carcere nel nuovo Parco Storico di Buoncammino

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Giornata di studio e confronto sul tema del recupero del patrimonio pubblico, 20 febbraio nell’Aula magna di Architettura in via Corte d’Appello dalle ore 9.00
Ex Carcere del Buoncammino – Cagliari
Scenari per il recupero dell’ex carcere nel nuovo Parco Storico di Buoncammino.

Nell’ambito delle attività di ricerca sostenute dalla Legge regionale per la ricerca di base, L. n. 7/2007, è in programma una giornata di studio e confronto sul tema del recupero del patrimonio pubblico, ed in particolare sul futuro delle grandi “fabbriche urbane” tra le quali l’ex carcere di Buoncammino ha in questo momento un’importanza prioritaria. – segue – Continua con la lettura »

19 Feb 2015

Scenari per il recupero dell’ex Carcere nel nuovo Parco storico di Buoncammino

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Giornata di studio e confronto sul tema del recupero del patrimonio pubblico, 20 febbraio nell’Aula magna di Architettura in via Corte d’Appello dalle ore 9.00
Ex Carcere del Buoncammino – Cagliari
Scenari per il recupero dell’ex carcere nel nuovo Parco Storico di Buoncammino.

Nell’ambito delle attività di ricerca sostenute dalla Legge regionale per la ricerca di base, L. n. 7/2007, è in programma una giornata di studio e confronto sul tema del recupero del patrimonio pubblico, ed in particolare sul futuro delle grandi “fabbriche urbane” tra le quali l’ex carcere di Buoncammino ha in questo momento un’importanza prioritaria.
Oltre alla presenza del Sindaco Massimo Zedda e dell’Assessore Paolo Frau è prevista la partecipazione degli interlocutori istituzionali e dei principali attori che sono coinvolti nel processo decisionale sicuramente molto complesso.
Dal link è possibile scaricare il programma dell’evento che avrà luogo il 20 febbraio nell’Aula magna di Architettura in via Corte d’Appello dalle ore 9.00.
http://corsi.unica.it/architettura/files/2015/02/programma-giornata-studio-buoncammino-20.02.2015.pdf.pdf

Fonte ComuneCagliariNews

16 Feb 2015

Mercoledì 18 febbraio alle ore 16 Sala Conferenze dell’Edificio Sali Scelti

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Incontro pubblico: la mobilita’ sostenibile nelle aree umide e nell’area metropolitana di Cagliari

Organizzato da Ente Parco Molentargius Saline FIAB CAGLIARI e CriMM, mercoledì 18 febbraio alle ore 16 Sala Conferenze dell’Edificio Sali Scelti
Documenti Allegati
piste ciclabili area vasta
Formato: PDF
Dimensione: 2,2 MB
Il lungomare di Cagliari insieme alle vie d’acqua che alimentano le aree umide del Molentargius e Santa Gilla, costituiscono una splendida cornice ambientale che attraversa l’intera Area Vasta del Capoluogo. Tale direttrice d’interconnessione ciclopedonale può costituire l’armatura portante dei collegamenti intercomunali, un boulevard naturale che può essere valorizzato come elemento di integrazione dei percorsi dedicati alla mobilità sostenibile in ambito urbano ed extraurbano. In particolare, le attuali politiche comunitarie a favore delle riqualificazioni territoriali, impongono un’accelerazione dei programmi di valorizzazione e, in quest’ottica, l’evento intende promuovere un momento di confronto
PROGRAMMA – SEGUE – Continua con la lettura »

15 Feb 2015

Progetti per il proseguimento dell’azione formativa “Master Teacher”

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Progetti per il proseguimento dell’azione formativa “Master Teacher”

Pubblicato dall’Assessorato della Pubblica istruzione l’avviso rivolto a tutte le autonomie scolastiche della sardegna raggruppate in reti chiamata di progetti per il proseguimento dell’azione di formazione denominata “Master Teacher”.

L’azione condotta dai master teacher dovrà essere diretta, innanzitutto, a riconoscere e valorizzare le competenze esistenti, a far emergere le esperienze didattiche di eccellenza in materia di integrazione delle tecnologie dell’educazione nell’insegnamento e a favorire la condivisione, lo scambio e la riflessività. I master teacher dovranno favorire e coltivare lo sviluppo di comunità di pratica entro le quali possano avvenire i processi di condivisione e di sviluppo professionale.

Le figure chiave nel processo saranno:
- i master teacher: svolgeranno in collaborazione con le figure di coordinamento individuate dalle autonomie e con i Meta master teacher attività di disseminazione delle competenze acquisite e di supporto ai colleghi nella rete di scuole di cui fa parte l’autonomia alla quale appartengono, con l’obiettivo di coinvolgere l’insieme del corpo docente del sistema scolastico della Regione Sardegna;
- i meta master teacher: svolgeranno, attraverso il coinvolgimento da parte delle reti, una funzione di raccordo generale del progetto, al fine di garantire una condivisione su base regionale, locale e di rete. Supporteranno nella definizione del quadro generale dell’intervento e ne monitoreranno il buon andamento. Coadiuveranno i master teacher nella programmazione dei loro specifici interventi nelle scuole, favoriranno la circolazione delle informazioni e delle idee e daranno un supporto tecnico e organizzativo ai Master Teacher;
- i coordinatori didattici: svolgeranno in ciascuna autonomia che aderisce il progetto il compito di sollecitare, promuovere e organizzare l’attività dei Master Teacher e di facilitare la partecipazione di tutti gli insegnanti ed il loro attivo coinvolgimento .

Le proposte progettuali dovranno pervenire entro le ore 20 del 6 marzo 2015 all’indirizzo di posta elettronica certificata: pi.istruzione@pec.regione.sardegna.it.

In caso di problemi tecnici, che dovranno essere segnalati all’Amministrazione Regionale, sarà ammessa la consegna della documentazione cartacea, firmata in originale, purché spedita per raccomandata o consegnata a mano o con altro mezzo di recapito al seguente indirizzo:

Assessorato della Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport – Servizio istruzione e supporti direzionali– Viale Trieste 186, 09123 Cagliari.
————————–
Per informazioni è possibile contattare tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle 13 e nei giorni di lunedì e martedì dalle ore 16 alle 17 i seguenti numeri: 070606 4114.

Eventuali domande di chiarimento sull’avviso potranno pervenire anche via e-mail all’indirizzo: pi.istruzione@regione.sardegna.it .

Consulta i documenti

Informazione a cura dell’Urp della Presidenza della RAS

13 Feb 2015

L’oggetto del desiderio

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L’oggetto del desiderio
13 Febbraio 2015, 19:00

Sala Settecentesca (Biblioteca Universitaria)
via Università – Cagliari (CA)

Organizzano
Le associazioni:

KaraLettura
Se non ora, Quando?
Studium Canticum

con il patrocino del MiBACT, partecipano alla campagna radiofonica nazionale M’illumino di meno, giunta alla sua undicesima edizione, con un progetto tra parole e musica intitolato ‘L’oggetto del desiderio’, in parole e musica.
Più voci interpreteranno testi originali alternandosi alla musica del coro con l’intento di dare la parola ad alcuni dei più comuni oggetti del desiderio, perché esprimano i loro sentimenti.

Programma

Scivolando sui muri dei nostri grigi corpi
Sentinelli, Sergio (1956)
(madrigale a quattro voci SATB)

Super flumina Babylonis
Palestrina, Giovanni Pierluigi da (1526-1594)
(mottetto a quattro voci SATB)

Kafal sviri
Liondev, Petar
(a quattro voci pari SSAA)

Santa Lucia
Vacchi, Giorgio (1932-2008)
(a quattro voci SATB)

Yesterday
Lennon-McCartney
elaborazione di Chilcott, Bob

A Diosa
Margutti, Corrado (1974)
(a quattro voci SATB)

- Approfondimenti

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