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17 Apr 2014

Seminario sul crowdfunding. Lunedì 28 aprile Fiera della Sardegna

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Organizzato dalla Camera di Commercio di Cagliari, in collaborazione con centro Servizi alle Imprese, Fiera Internazionale della Sardegna e Aladinews. Lunedì 28 aprile, dalle 16 alle 20, Palazzo dei Congressi, Fiera di Cagliari.
Workshop sul Crowdfunding: stato dell’arte e diffusione. Presentazione delle piattaforme, equity, civic. Incentivazione start up. Opportunità per imprese e associazioni.
- Pagina fb dell’evento

13 Apr 2014

Sarà Nicola Sanna il candidato sindaco del Partito Democratico

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nicola sanna lanuovass bella dentrodi Vanni Tola
Sassari – Notte travagliata nella sede del Pd, si controllano i verbali dei seggi, si ricontano i voti. Ha vinto Nicola Sanna ma poiché il distacco con la candidata Angela Mameli non appariva molto elevato, gli sconfitti hanno giocano l’ultima carta, quella del nuovo conteggio dei voti, con la speranza di poter ribaltare il risultato. A notte fonda, quasi all’alba, la proclamazione ufficiale, Sanna è il candidato vincente con un vantaggio di cinquant’otto voti. L’interesse dei cittadini per le primarie del Partito è stato notevole, il numero dei partecipanti ha superato le più ottimistiche attese. Il ballottaggio poi ha fatto registrare un altro aumento con tredici mila partecipanti. Evidentemente il sistema di consultazione degli elettori raccoglie notevole apprezzamento. La settimana successiva alle primarie di domenica scorsa è stata caratterizzata da un’intensa ricerca di consensi a favore dei candidati al ballottaggio realizzata con tutti i mezzi possibili e immaginabili, dal passaparola al messaggino sul cellulare, dalla ricerca porta a porta di amici e compagni da convincere, ai comizi nelle piazze del centro. Chi esce sconfitto dalla consultazione? In primo luogo un gruppo dirigente vecchio, una concezione della gestione del partito ancora basata sulle componenti e i gruppi ispirati o creati da leader più o meno carismatici, una concezione dinastica del partito che ha visto il Sindaco uscente proporre il proprio successore, la candidata Mameli, quasi a voler garantire la continuità nel tempo del proprio operato. Ma soprattutto appare sconfitta l’idea che debbano essere gli apparati di partito a decidere e scegliere chi candidare. Vince un raggruppamento portatore di nuove proposte, che crede fino in fondo nell’opportunità di consultare gli iscritti al partito e gli elettori per scelte importanti quali l’individuazione del candidato all’incarico di Sindaco. Un gruppo che ha visto uniti, intorno alla candidatura di Nicola Sanna, anche i candidati alle primarie Monica Spanedda e Gianni Carbini che avevano ottenuto il terzo e quarto posto nella consultazione della settimana precedente. Un passo avanti? Una grande conquista? E’ presto per dirlo. Il partito democratico e la sua area politica di riferimento appaiono nettamente divisi in blocchi contrapposti e la vicenda del ballottaggio non ha certo attenuato le divisioni. E’ evidente quindi che, salvo radicali ripensamenti e clamorose autocritiche degli sconfitti, il candidato Sindaco dovrà fare i conti con una robusta parte del partito che probabilmente non sarà, diciamo cosi, particolarmente attiva nel sostenere la sua performance elettorale. E fin qui niente di nuovo, la sinistra vanta una lunga serie di comportamenti autolesionistici. Per contro, l’esigenza dei cittadini di Sassari di vedere realizzato un radicale cambiamento nella gestione della città e nel modo di fare politica e la partecipazione alle primarie e al ballottaggio, inducono a ipotizzare che al candidato Sindaco non mancherà un consistente sostegno elettorale che potrebbe estendersi perfino alla più vasta area della sinistra democratica e riformista e ai movimenti della società civile con i quali Nicola Sanna ha più volte dichiarato di volere avviare concreti momenti di confronto.

7 Apr 2014

“P.A. 3.0: Innovi@mo? – Government, formazione e governance”

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Nuovo appuntamento con il “tour dell’innovazione” del progetto I’M Sardegna:
venerdì 11 aprile a Sassari (Camera di Commercio – Sala convegni)
“P.A. 3.0: Innovi@mo? – Government, formazione e governance”
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5 Apr 2014

I due deficit politici del presidente: sardità ed europeismo

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Le parole sono importanti. Anche quelle che mancano. E che aspettiamo.
I due deficit politici del presidente: sardità ed europeismo

di Franco Meloni, direttore di Aladinews
Per Francesco Pigliaru le parole sono importanti. Ricordo una mattina di alcuni anni fa quando chiuse rapidamente una riunione all’Università (di cui era pro rettore alla Ricerca scientifica) perchè, ci disse, doveva terminare di scrivere, immagino rivedere attentamente, un articolo per La Nuova Sardegna del giorno dopo. Dunque occorreva essere precisi e dedicarvi tutto il tempo necessario. E’ sicuramente con lo stesso consueto scrupolo che ha redatto il documento delle sue dichiarazioni programmatiche da presidente della regione, sicuramente soppesando ogni singola parola scritta. Pertanto prendendo sul serio ogni parola e ogni concetto, analizzeremo con attenzione e commenteremo il contenuto del documento, come già abbiamo cominciato a fare con l’editoriale di Vanni Tola su Aladinews. Il documento è totalmente condivisibile e anch’io lo sottoscrivo: per quanto dice, ma ci riserviamo di esprimere valutazioni e giudizi successi per quanto è allo stato troppo generico e indeterminato e di capire e dare le nostre valutazioni e giudizi su quanto ancora non detto e che è necessario dire quanto prima. Voglio ora anticipare un mio parere di carattere generale: le dichiarazioni programmatiche del presidente Pigliaru hanno due “deficit politici” di fondamentale importanza che attengono uno alla sardità e l’altro all’europeismo. Tratto queste due questioni in maniera intrecciata, come è giusto che sia. Non è pensabile che il programma del presidente (e della sua coalizione), così come attualmente formulato, prescinda da una esplicita visione del posizionamento istituzionale della Sardegna, oggi e in prospettiva, in Italia e in Europa. Al riguardo è vero che Pigliaru non poteva sollevare la bandiera dell’indipendentismo o del sovranismo che lo vuole praticare anticipatamente (gli indipendentisti e i sovranisti sono pur sempre una minoranza, seppure importante, della coalizione di centro sinistra), ma la visione che sottende il documento appare francamente riduttiva, solo come quella di un “autonomismo sbiadito”, che non ci porta molto lontano (il termine sovranità è da lui utilizzato nell’accezione di auto-responsabilità; cito: “…il principale esercizio di sovranità cui vogliamo dedicare tutta le nostre capacità ed energie, è un’essenziale assunzione di responsabilità verso cui orientiamo la nostra azione di governo”). Non basta certo! Specie nell’attuale momento storico, che ha necessità di una Sardegna rinnovata anche nelle sue istituzioni, consapevole delle proprie risorse e potenzialità, capace quindi di un suo protagonismo, indispensabile per sopravvivere nel quadro degli attuali rapporti di forza tra entità territoriali (nel confine statuale e in quello europeo). E’ solo in questo quadro, che, come detto, richiede anche una nuova struttura istituzionale della regione, che credo possa iscriversi, citando Vanni Tola: un progetto organico di trasformazione e sviluppo che ci piace definire “nuovo piano di rinascita”. Per fare questo non si può prescindere da una politica sulla lingua sarda, sull’identità sarda, sull’università della Sardegna… in definitiva su chi siamo noi sardi e chi vogliamo o vorremo/vorremmo essere. E, allora: è possibile che Pigliaru non parli della nuova costituente statutaria, a cui siamo tenuti anche in virtù degli esiti referendari sardi? E’ possibile che parli dell’Europa sostanzialmente come vincolo per la nostra economia, come purtroppo è, ma che non necessariamente deve continuare ad essere, o, ancora, come bancomat per prelevare tutte le risorse finanziarie possibili? Importante ma terribilmente riduttivo. E’ possibile che parli d’Europa senza fare cenno all’incredibiie situazione di discriminazione politica dei sardi, impossibilitati, per ottusa e incostituzionale legge italiana (modificabile domani se solo ci fosse la volontà politica dei grandi partiti italiani) ad avere propri rappresentanti nel parlamento europeo? Si chieda Pigliaru se, per fare un esempio, le stesse nostre difficoltà ad utilizzare pienamente e con efficacia i fondi europei siano solo problemi organizzativi e di preparazione del personale tecnico, amministrativo e anche politico. Come pur è vero, ma non sono certo spiegazioni sufficienti a dare conto della situazione. Credo infatti che questo come tanti altri problemi non possano essere disgiunti da uno, più pesante di tutti: l’incapacità della Regione di esercitare un ruolo politico nel quadro europeo, sia nei confronti dell’Italia che s’interpone tra la regione e le istituzioni europee, sia nei confronti dell’istituzioni europee, direttamente, laddove ciò è possibile, anche attualmente, per esempio per incidere, modificandole o integrandole, sulle politiche europee. Ma di tutto quanto detto Pigliaru non si cura, destando il più che legittimo sospetto che per lui bastino l’onestà, la competenza, la tecnica e la razionalità per risolvere i problemi della Sardegna, minimizzando quello che in realtà è soprattutto un problema di Politica. Si dirà che la coalizione del centro sinistra potrà integrare il programma e precisare l’impostazione data dal presidente. Vedremo e vedremmo. Nel mentre parliamo, scriviamo e sottoponiamo i nostri argomenti al presidente, ai politici, ai cittadini sardi…
Per ora chiudo qui, con un’informazione/richiesta. Segnaliamo che dopo il dibattito, attualmente in corso in Consiglio regionale, vi saranno a breve due primi importanti appuntamenti laddove il presidente è chiamato ad esporre le sue idee, possibilmente “aggiornando” il programma: 1) l’inaugurazione della Fiera internazionale della Sardegna, prevista nella tarda mattinata del 25 aprile, dove in un passato non troppo recente il presidente della regione faceva il punto sulla situazione economica della regione e sulle prospettive future; 2) sa die de sa Sardinia, con specifico riferimento alla seduta aperta del Consiglio regionale, prevista la mattina del 28 aprile.

20 Mar 2014

Recenti acquisizioni della ricerca archeologica in Sardegna. Medioevo in Sardegna: insediamenti umani, architetture e società

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Italia Nostra Cagliari: Programma completo del ciclo di conferenze sul Medioevo in Sardegna

L’associazione Italia Nostra, con il patrocinio dell’Associazione Geoarcheologica Italiana, organizza – dal 20 marzo al 24 aprile 2014 – il decimo Ciclo di Conferenze sulle ”Recenti acquisizioni della ricerca archeologica in Sardegna” sul tema “Medioevo in Sardegna: insediamenti umani, architetture e società”. Durante i cinque appuntamenti in calendario verranno illustrate le caratteristiche degli insediamenti umani, dei complessi architettonici, dell’organizzazione sociale e del potere religioso-politico durante il Medioevo sardo. Le conferenze saranno tenute da ricercatori e studiosi, tutti autori di numerose pubblicazioni e con specifica e riconosciuta grande competenza nei temi specifici trattati (facenti parte del Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storico Artistiche e del Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio dell’Università degli Studi di Cagliari, dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Dipartimento di Architettura Design e Urbanistica dell’Università degli Studi di Sassari).
Le iniziative si terranno presso la sala conferenze del SEARCH, nel Palazzo comunale di Cagliari, con ingresso dal Largo Carlo Felice n°2.
Ecco il programma completo: – segue – Continua con la lettura »

19 Mar 2014

Caravaggio a Malta: Art and Knighthood

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Caravaggio a Malta: Art and Knighthood, Cittadella dei Musei, Cagliari
Venerdì 21 Marzo 2014
Promosso dal Dipartimento di Storia Beni Culturali e Territorio dell’Università degli Studi di Cagliari
Ingresso gratuito – segue – Continua con la lettura »

18 Feb 2014

BOMELUZO PER TE

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VIENI, VEDI, CHIEDI, COMMENTA… COMPRA, SE VUOI. SIAMO IN CORSO VITTORIO EMANUELE II, n. 425 a CAGLIARI

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a cura di Aservicestudio srl Cagliari – Campagna pubblicitaria Bomeluzo srls

13 Feb 2014

Buon compleanno Faber!

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by bomeluzo
http://www.youtube.com/watch?v=igPfG6_xvq0
https://www.youtube.com/watch?v=yx1p8P3uCW4
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Fabrizio De Andrè
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10 Feb 2014

Per fare della Sardegna il laboratorio operante di una nuova fase politica

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Una marea di “voti utili” per salvare la Sardegna
Articolo pubblicato il 9 febbraio 2014
G.M.B. su Sardiniapost

“Questa volta no, non vado a votare. Resto a casa”. E poi l’elenco delle motivazioni della scelta, che è poi la scelta di non scegliere: disgusto per la politica, l’assenza del partito preferito, voglia di “dare una lezione” ai partiti tradizionali etc etc.

L’astensionismo c’è sempre stato. Ma nelle prime elezioni del dopoguerra era un fenomeno molto ridotto (riguardava un elettore su dieci) ed è andato crescendo fino a toccare un elettore su quattro. C’è una linea di pensiero che sdrammatizza e fa notare che nelle cosiddette “democrazie mature” la percentuale dei votanti è molto al di sotto di quella italiana. Per esempio, nelle ultime elezioni americane ha superato di poco il 60 per cento e in passato è stato anche inferiore al 50. Ma le analisi rivelano che anche negli Usa il fenomeno non è affatto “democratico” perché riguarda in misura molto maggiore le fasce più povere della popolazione.

E’ uno dei grandi paradossi delle democrazie: chi più di tutti dovrebbe volere il cambiamento (le persone in difficoltà) utilizza meno degli altri il principale strumento di cui dispone per determinarlo. E’ un paradosso che, stando ai sondaggi, riguarda anche le prossime elezioni regionali sarde. Manca una settimana al voto e c’è una vasta fascia di elettori – di poco inferiore al 50 per cento – che o non sa chi voterà o non sa se voterà.

Come ben sanno i nostri lettori, Sardinia Post sostiene la necessità di un cambiamento radicale della politica sarda e, in primo luogo, la sconfitta di Ugo Cappellacci e del suo catastrofico governo di centrodestra. Ma sostiene anche un cambiamento radicale del modo di fare politica da parte delle forze dell’attuale opposizione. E ritiene che se – come si spera – domenica prossima i sardi cacceranno via Cappellacci si sarà all’inizio e non alla fine di un percorso.

Abbiamo già affrontato la questione del cosiddetto “voto utile”. Argomento, in una fase come questa, a nostro avviso di dubbia efficacia. Perché le persone a cui può essere rivolto (evidentemente quanti hanno già deciso di andare a votare e non gli “indecisi al voto”) lo conoscono benissimo. Ed è piuttosto irritante sentirsi ripetere cose note. L’argomento da sviluppare è un altro, quello della “utilità del voto”. Se ciascuno di quanti hanno già deciso di votare riuscirà a convincere anche un solo “indeciso al voto”, si potrà arrivare al risultato di cambiare radicalmente l’assetto dell’assemblea regionale sarda.

Non c’è, infatti, un unico “voto utile”, ma ci sono diversi “voti utili” che si possono modellare sulle esigenze e le aspettative di diverse fasce di elettori. Quindi sulle esigenze e sulle aspettative di quel concreto elettore (l’amico, il parente, il collega di lavoro, il vicino di casa) che ogni elettore dell’attuale opposizione già conosce. Il “voto disgiunto” è uno dei pochi pregi di questa pessima legge elettorale. E in una fase così confusa presente diversi vantaggi, che vanno colti.

C’è per esempio un “voto utile” dei moderati del centrodestra che non sopportano le guasconate da Masaniello nuragico di Ugo Cappellacci e ai quali può essere suggerita la possibilità di votare per la loro lista e il loro candidato, ma indicare come governatore Francesco Pigliaru. C’è un voto utile da proporre ai democratici infastiditi e delusi dalla candidatura di alcuni indagati. Anziché restare a casa, possono andare alle urne, indicare il candidato presidente della coalizione e votare liste diverse, sia all’interno della coalizione del centrosinistra, sia in quella di Michela Murgia. Ovviamente questo ragionamento prescinde dal fatto, ovvio, che in questa fase l’unico voto utile per ciascun candidato e per ciascuna coalizione è quello che va a loro stessi. E’ un tentativo (difficile, ne siamo consapevoli) di portare in pubblico un dibattito che non arriva sui palchi dei comizi e negli spot.

I sondaggi resi pubblici prima dell’obbligatorio “silenzio” pre-elettorale davano il sorpasso di Francesco Pigliaru su Ugo Cappellacci, un largo vantaggio della coalizione di centrosinistra sul centrodestra, un importante risultato personale di Michela Murgia accompagnato, però, da una situazione incerta per quanto riguarda le liste della sua coalizione, collocate in una percentuale a cavallo del quorum del 10 per cento.

In sostanza, Pigliaru deve consolidare il vantaggio come candidato, Sardegna Possibile deve accrescere i voti di lista per non rischiare di restare fuori dal Consiglio. Questi sono i dati dei quali devono tenere conto quanti – e sono moltissimi – sperano in una “doppia vittoria”, cioè nella contemporanea cacciata di Cappellacci e nel’ingresso di forze nuove nel consiglio regionale.

La pessima legge elettorale partorita lo scorso anno del consiglio uscente non dà al vincitore (a meno che non superi l’improbabile percentuale del 40 per cento) una maggioranza sufficientemente larga per governare serenamente. E’ altamente probabile che il governatore vincente debba andare a cercare voti esterni alla coalizione che l’ha eletto. La composizione complessiva del consiglio regionale, insomma, non è affatto ininfluente e il risultato elettorale può portare a una riedizione sarda delle larghe intese come a una maggioranza nuova, simile a quella che in campo nazionale sarebbe stata possibile se il Movimento 5 Stelle non si fosse arroccato nell’Aventino improduttivo voluto da Grillo e Casaleggio.

In conclusione, ci sono molti “voti utili” in circolazione. E non sono in concorrenza tra loro, ma ciascuno di essi concorre col “non voto”. Recuperarli significa creare le condizioni per fare della Sardegna – e non sarebbe la prima volta – il laboratorio operante di una nuova fase politica. Questo, ovviamente, a condizione che si recuperi anche – chiusa la campagna elettorale e abbandonati i toni accesi che inevitabilmente la caratterizzano – la capacità di distinguere. Non solo tra “destra” e “sinistra”, come è ovvio. Ma anche tra le persone e le loro storie. L’alternativa, d’altra parte, è dichiarare che in Sardegna non esiste una forte maggioranza che vuole il cambiamento. Questa maggioranza, invece, esiste eccome. E’ compito dei leader politici ricomporla. Le elezioni sono solo una prima tappa. C’è una settimana per vincerle veramente.

G.M.B.

8 Feb 2014

Unione Europea chiama Sardegna: “Caro amico ti scrivo… c’è qualcosa che non va”

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di Vanni Tola, Aladinews
Una lettera firmata dal dirigente Ue Koos Richelle, pubblicata integralmente da ilfattoquotidiano.it, informa che la Commissione Ue ha bloccato un finanziamento di 35 milioni di euro destinato alla regione Sardegna per “carenze nella gestione dei fondi”. Si tratta di finanziamenti del Fondo sociale europeo che dovevano essere utilizzati per le politiche di inclusione, per la formazione e per il lavoro nel periodo 2007-2013, rientranti nell’obiettivo “Competitività regionale e occupazione”. Che cosa è accaduto? Nei periodici e ordinari controlli sull’impiego dei contributi comunitari, i funzionari Ue hanno riscontrato documentate carenze nel funzionamento dei sistemi di gestione e di controllo degli investimenti. In pratica non sarebbero state rispettate la separazione delle funzioni, la designazione degli organi intermedi e i sistemi di contabilità, sorveglianza e informativa finanziaria riguardante l’impiego di fondi comunitari assegnati all’isola. Era già accaduta qualcosa del genere nel Settembre 2011 quando furono bloccati 12 milioni di euro di finanziamenti comunitari per lo stesso motivo, poca trasparenza nella gestione dei finanziamenti. Non abbiamo ancora imparato la lezione e corriamo il rischio, stavolta, di pagare un prezzo molto più elevato che in passato poiché è regola comunitaria che, alla sospensione temporanea dei fondi, faccia seguito la definitiva abolizione del finanziamento accordato. La vicenda evidenzia ancora una volta che la Regione Sardegna, i politici regionali, gli apparati dell’elefantiaca macchina burocratica e amministrativa regionale, non si sono rivelati all’altezza dei compiti che l’appartenenza alla Comunità Europea imporrebbe. E pensare che l’assessore regionale al lavoro, Mariano Contu, a inizio anno, aveva addirittura “menato vanto” del fatto che il Fondo sociale europeo della regione aveva certificato, a Bruxelles, una spesa pari al 69,4 % delle risorse del programma (468,5 milioni di euro certificati su 675 della dotazione complessiva a noi riservata). Di che si vantava l’Assessore? Semplicemente del fatto che, essendo la media nazionale di impiego dei finanziamenti comunitari attestata intorno al 52,7 %, la regione Sardegna aveva ben figurato attestandosi su un utilizzo dei finanziamenti pari al 69,4 %. Non so quale sia la capacità d’indignazione del nostro lettore o la sua capacità di ironizzare sulla drammaticità della vicenda. Certamente, a questo punto, si potrebbe indifferentemente ridere o piangere. Un paese come l’Italia, che vive una grave crisi economica, finanziaria, occupazionale, riceve dalla Comunità cospicui finanziamenti per incentivare l’occupazione ma non riesce a impiegarne niente di più di un misero 52,7 %. Una regione come la Sardegna, che attraversa uno dei momenti più difficili dal dopoguerra, non riesce a utilizzare più del 69,4% dei finanziamenti assegnati e ne va perfino fiera soltanto perché ha superato il dato percentuale della già catastrofica performance nazionale. A poche settimane dal rinnovo del Consiglio regionale è necessario riflettere molto seriamente sui destini di un’istituzione, quella regionale, che non riesce a dotarsi di un apparato amministrativo e burocratico all’altezza dei tempi e dei compiti da affrontare. La Sardegna necessita di un radicale cambiamento, uomini e donne nuove che diventino politici capaci e funzionari competenti, procedure e uffici organizzati in modo tale da poter competere con gli standard operativi delle migliori regioni d’Europa. Soltanto cosi la Sardegna potrà appropriarsi di un ruolo specifico e di uno spazio politico ed economico nell’Europa di oggi e in quella del futuro. E’ questa la “soberania” della quale abbiamo bisogno e con la quale dobbiamo misurarci.
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La notizia de ilfattoquotidiano ripresa da SardiniaPost